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Ebook L'Alzheimer e la ricerca sentimentale nel romanzo della psicologa Daniela Sprio

"Con i suoi ricordi", edito da Pragmata, con la prefazione del giornalista e scrittore Carmelo Sardo, è l'opera prima della psicologa e psicoterapeuta empedoclina

di Livio Cavaleri - 20/10/2014

“L'Alzheimer di mia madre mi ha rubato lei e la possibilità di ricevere il suo amore incondizionato”. E' a partire da questa constatazione che Silvia, protagonista del racconto dell'empedoclina Daniela Angela Sprio - Con i suoi ricordi (Edizioni Pragmata 2014, prefazione di Carmelo Sardo) -, inizia la sua ricerca sentimentale. Diagnosticata la malattia della madre Elena, Silvia prova a districarsi nella tessitura di quel rapporto incrociando la propria vita corrente con quella della memoria (significativo aver citato García Márquez in apertura: “La vida no es lo que uno vivió, sino lo que recuerda”).

Le confessioni di Silvia si snodano per capitoli essenziali, un racconto per attimi i quali richiamano, uno dopo l'altro, episodi della vita di Elena. Le due esistenze appaiono allora interdipendenti, o meglio è la stessa narratrice che nutre il costante bisogno di richiamare echi della biografia materna; sono istanti che si sovrascrivono, e il tentativo di Silvia è colmare il vuoto progressivo del rapporto madre-figlia, (eludere i propri disagi?), ricomporre l'identità della madre e ridefinire così la propria. Nel non scritto vivrebbe una terza identità femminile, starebbe nel mezzo, tra le righe, tra la vita sentimentale della figlia e quella della madre; un quasi-personaggio capace di descrivere quel rapporto unidirezionale.

Divisa tra timori, slanci entusiastici, tra la tenerezza e il rancore, Silvia vorrebbe restituire alla madre il proprio vissuto, fargliene dono: è quanto serbato in un baule, nelle fotografie che sbiadiscono tra le mani della malata (il disagio motorio nel girare la pagina dell'album le provocano un'attacco d'ira), nel riconoscimento da lei ottenuto in giovane età e mai ritirato, in uno scambio epistolare segreto. Proprio quest'ultimo condurrà Silvia a seguire le tracce della madre, indagando su di una presunta vita altra di Elena. Non potendole “interrogare il cuore”, intraprende quei percorsi che l'anziana si era preclusa: Silvia al posto della madre, per la madre.

La malattia di Elena è degenerativa, costringerebbe a un fatale e preciso sviluppo del tono narrativo e della vicenda stessa; eppure si assiste a un raccontare cauto, mentre al contrario la protagonista imbocca un percorso positivo che la porterà (attraverso la psicoterapia) a superare la rabbia e i sensi di colpa nei confronti di quel vuoto materno che si allarga inesorabile: quanto più la madre si spegne emotivamente, quanto più Silvia riscopre nuova linfa nel suo “caleidoscopio di sensazioni”.

Non viene descritto l'oblio materno (non è un diario della malattia), ma il solo itinerario interiore della protagonista. Il silenzio di un malato di Alzheimer trattiene numerose domande, un'immacolata carenza che recide le connessioni affettive e strozza le altrui prove d'amore. Invece la voce unica di Silvia, e così il racconto (e così l'autrice), giunge ad altre conclusioni. Per Daniela Sprio, psicologa e psicoterapeuta, nella stesura del testo è coincisa la lotta a un'angoscia, “l'elaborazione di una paura, la paura di perdere mia madre”. Scrittura come (auto)terapia. L'opera è dedicata a coloro che vivono la condizione di Silvia, – nelle parole dell'autrice – “affinché possa essere di conforto”.

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