Giovedi 17 08 2017 - Aggiornato alle 13:39

2016-10-14-10-09-38
Default Porto Empedocle Siamo al verde

Botta e risposta fra il sindaco pentastellato Ida Carmina ed il suo predecessore Lillo Firetto. E adesso, mentre vecchi e nuovi amministratori indicano le cause del crack che solo la Corte dei conti però potrà individuare, cosa accadrà a Porto Empedocle?

di Debora Randisi - 14/10/2016

Il Consiglio comunale di Porto Empedocle ha dunque dichiarato con voto unanime il dissesto finanziario. Si è deciso di mettere un punto. Un punto di non ritorno, una decisione non revocabile che avvia l’Ente a un un percorso di risanamento lungo 5 anni.

Cosa accadrà ora. Concretamente i debiti, dell’ordine di 12 milioni di euro, verranno adesso estrapolati dal bilancio (inclusi residui attivi e passivi non vincolati) e passeranno alla gestione straordinaria. Un'apposita commissione redigerà un piano di estinzione del debito e tratterà coi creditori mentre l'Amministrazione, con margini di manovra ridotti al minimo, tenterà di ripartire da zero. Ma non sarano rose e fiori. Le ricadute saranno di ordine politico ma purtroppo anche sociale. Tasse al massimo delle aliquote, tagli su tutte le voci di spesa, revisione della pianta organica per determinare personale in esubero, riduzione del 50 per cento, ma solo se sostenibile, di contratti a tempo determinato (precari, dirigenti). Con la speranza che i cittadini paghino le tasse e che dalla Regione e dallo Stato arrivino presto i trasferimenti, sebbene sempre più scarni. La Corte dei conti indagherà e accerterà intanto sulle eventuali responsabilità del dissesto finanziario.

Occhi puntati su Firetto. E gli occhi dell’opinione pubblica e della politica sono puntati sulla precedente Amministrazione comunale, che ha il volto dell’attuale sindaco di Agrigento Lillo Firetto, alla guida di Porto Empedocle per ben otto anni. La legge prevede che qualora nei cinque anni precedenti venga accertata la responsabilità del crack, l'amministratore condannato anche in primo grado, per dolo o colpa grave, venga dichiarato non candidabile e non possa ricoprire per i 10 anni successivi cariche amministrative, dal ruolo di assessore a quello di presidente della Giunta regionale. Solo Corte dei conti potrà dunque stabilire eventuali azioni o omissioni che siano alla base del default. 

Il sollievo del sindaco Carmina. "Fino a ieri ho controllato e in cassa avevamo solo 23 mila euro quando di stipendi dovremmo pagare 420 mila euro. Più le spese. Solo per la nettezza urbana parliamo di 180 mila euro al mese. Non si poteva andare avanti così. C’è stato un progressivo avvicinamento alle mie posizioni da parte del Consiglio comunale che inizialmente non era di questo avviso. Ma l'unica possibilità era questa per uscire dal'immobilismo”, sospira sollevata il sindaco a 5 stelle Ida Carmina che in Consiglio conta la presenza di soli due consiglieri pentastellati.

Il Comune non è in grado di fornire più i servizi, di pagare i creditori e nemmeno di pagare i dipendenti che si avviano al quarto mese senza stipendio. "Anche Favara per esempio è nella nostra situazione ma loro riescono ancora a pagare i salari perché possono usufruire ancora dell'anticipazione di cassa che io ho trovato già consumata al mio ingresso”.

Il nodo Tari. La delibera del Consiglio comunale è accompagnata da una dettagliata relazione dei revisori dei conti sulle cause del dissesto. La causa più evidente, già messa in chiaro dall'ex commissario Rizza, è la non approvazione dei ruoli della Tari del 2014. Gli empedoclini cioè non hanno pagato le tasse di smaltimento dei rifiuti per tutto il 2014 e metà 2015. “Un costo complessivo di quasi 5 milioni che si è addossato il Comune provocando un totale disallineamento delle casse comunali", dicono usando esattamente le stesse parole sia Ida Carmina che Firetto da noi intervistati.

Anche Firetto infatti ammette che è stato questo uno dei problemi principali. "Il Consiglio comunale avrebbe dovuto approvare il piano Tari e stabilire la copertura per bollettazione, invece dopo diversi Consigli andati a vuoto non la approvò entro i termini. Il mancato atto consiliare ha prodotto questo ma, sa, oggi è semplice individuare un soggetto che in questo momento sta facendo delle cose senza guardare alle responsabilità degli altri".

Botta e risposta Firetto-Carmina. C’è da dire che Porto Empedocle ha poi goduto per diversi anni di grosse entrate per un comune di 15 mila abitanti. Royalties dell'Enel per il rigassifigatore pari a 2,5 milioni l'anno per 4 anni che finivano direttamente nelle casse comunali. “Risorse che venivano inserite nel bilancio e il bilancio lo approvava  il Consiglio comunale”, dice secco Firetto per rispondere a Ida Carmina la quale va invece oltre e afferma che  “c'e una delibera della Corte dei conti la numero 96 del 31 maggio con la quale si dice che avevano invitato ad essere cauti con l'utilizzo di queste royalties. Ci sono insomma delle manovre finanziarie che non sono state considerate perfettamente positive dalla Corte dei conti. Il fatto di aver dichiarato dissesto vuol dire alla cittadinanza che noi vogliamo capire bene cosa è successo con gli organi competenti".

"Chi ha rovinato un paese è bene che non ne rovini altri". Ida Carmina non attacca frontalmente Firetto, ma le sue parole sono nette. "La legge stabilisce che coloro che saranno ritenuti responsabili del dissesto anche con sentenza in primo grado della Corte dei conti saranno dichiarati incompatibili con la politica ed è giusto che chi ha rovinato un paese è bene che non ne rovini altri. A Porto Empedocle questa situazione ha portato tanta sofferenza, qui noi non siamo in grado di aiutare nessuno, non possiamo nemmeno sostenere il diritto allo studio e pagare gli abbonamenti agli studenti pendolari".

"Evasione fiscale la causa del dissesto". Secondo Firetto l’origine del dissesto finanziario è innanzitutto l’evasione fiscale. “Non si fa chiarezza sulle sulla vera questione. Il grande problema sono le entrate e fino a che ci sono state le misure compensative abbiamo cercato di rifondere ciò che non veniva pagato dai cittadini. Un tema affrontato anche all'Anci. Secondo il presidente Leoluca Orlando il prossimo anno, dopo le Amministrative, ci saranno 150 comuni che dichiareranno il dissesto, più un'altra ventina che già lo stanno dichiarando adesso. Qui è necessario ripensare il sistema delle autonomie locali. Oggi ci è arrivata la convocazione della Corte dei conti a rispondere sul rendiconto del 2014 quando c'era un'altra amministrazione, quando c'erano alcuni dei consiglieri che ora mi attaccano. In quel rendiconto ci sono dati drammatici dati dal taglio di trasferimento e da un non incassato notevole. Ma è chiaro che ci sono difficoltà enormi da tempo ma non mi metto ad attaccare il sindaco precedente.

Anche Agrigento rischia il default. Ad Agrigento stiamo lavorando per evitare il dissesto. Abbiamo trovato un bilancio dissestato e ci imbarcheremo presto nel piano di riequilibrio, un piano di lacrime e sangue dove dovremmo mettere mano a tutto, tagliando dall'indennità del sindaco e dell'assessore, a quella del segretario generale. Piano che non è detto che venga accettato. Insomma, rimane il rischio che anche noi si arrivi a dichiarare il dissesto". 

SCRIVI UN COMMENTO A QUESTO ARTICOLO

scrivi alla redazione